Nasce a Darzo il 17 marzo del 1958 e muore a Trento a pochi giorni dal compimento del trentacinquesimo anno: il 6 marzo del 1993.
Viene mandato nell’istituto dei ciechi di Padova a sei anni, dov’ero già io. E in parte (ma questo non è mai stato scritto e te lo confido) la colpa del suo iter scolastico è mia. Infatti quando Basilio frequenta la terza media, io sono impegnato nelle lotte interne all’istituto per trattamenti più umani, libera uscita e così via. Accadeva che chi voleva frequentare le superiori (esterne all’istituto) doveva uscire dalla terza media almeno con il buono. Lui lo avrebbe conquistato senza problemi, senonché (come mi riferì un suo prof un anno dopo) intervenne il direttore dell’istituto per imporre che gli fosse dato il “sufficiente” sulla pagella di terza media. Una violenza inaudita, che lo costrinse ad iscriversi al centralino, scuola interna all’istituto.
Da lì partono le sofferenze, dovute al lavoro di centralinista in banca, che faceva con scrupolo anche se non gli piaceva.
Fin da piccolo si appassiona alla musica, ed in particolare al canto. In un concorso interno all’istituto a dodici anni si presenta sul palco (unico della sua età) a cantare “Soli si muore”, di Patrick Samson.
Inizia presto a scrivere canzoni, e cerca più volte abboccamenti con case discografiche, ma con risultati deludenti. Questo lo sai anche tu. Bisogna dire che si è circondato di musicisti che hanno sempre creduto in lui, e anche questo lo sai.
Mentre lavorava ha coltivato un’altra grande passione: la radio. Ha partecipato alla fondazione di Radio Chiese, a Storo; inoltre ha inventato e animato trasmissioni musicali e di intrattenimento a Rttr e Radio Studio7, due emittenti trentine.
Ad un certo punto, inizio anni Ottanta, è stato vittima di un esaurimento a causa del lavoro di centralinista (500 telefonate al giorno), perciò si è licenziato e ha deciso di frequentare un corso di massofisioterapista a Firenze. Uscì molto bene, perché era uno che sapeva fare le cose in modo impeccabile. Con il diploma in mano fu richiesto da una clinica specializzata nella riabilitazione, ma preferì dedicarsi alla musica e alla radio, spostando in avanti (la vita è lunga) l’impiego all’Azienda sanitaria. Contemporaneamente inventò un concorso di poesie e racconti, “Pensieri e parole”, promosso dalla sezione trentina dell’Unione italiana ciechi, di cui era consigliere, ma aperto a tutti.
Nel frattempo si era sposato con Susanna, ragazza toscana conosciuta al corso di Firenze. I due volevano un figlio. Nel settembre del 1992 nacque Deborah, ma Basilio non poté goderla a lungo: appena sei mesi.
Ragazzo intelligente e sfortunato. Pensa che io avrei voluto scrivere un libro intitolato “Mio fratello Adim”. Adim è il contrario di Mida, colui che trasformava in oro tutto ciò che toccava. Facile capire il motivo del rovesciamento del nome. Non è un caso che la prima grande soddisfazione della vita, una figlia, non abbia potuto goderla.
Mi fermo qua perché mi viene il nodo alla gola. Ti ringrazio perché sei stato e sei un suo amico vero.
Giuliano
Fra i musicisti con cui ho suonato voglio ricordare fortemente Basilio.
Eravamo giovanissimi ma con una gran voglia di fare musica e, per Basilio, di scrivere cose nuove.
Abbiamo girato il Trentino e regioni limitrofe in largo e in lungo, ma sempre con una gran voglia di ripartire. Credo che non ci siamo mai stancati di salire sul palco e suonare. E così abbiamo trascorso musicalmente insieme almeno cinque anni.
Alla fine di tutto abbiamo anche pensato di registrare dapprima un singolo, ma poi decidemmo di registrare una cassetta audio con otto brani. Un esperimento per verificare se il riscontro che riscuotevamo sul palco poteva essere trasposto anche su vinile.
Titolo della raccolta: ELETTRICITTA'.
Ne siamo stati entusiasti.
Ora, a distanza di trent'anni dalla morte di Basilio, mi è venuta la tentazione di riprendere in mano quei brani e rifarli con arrangiamenti miei, suonando un po' tutti gli strumenti e ripensandoli con le mie intenzioni. Il periodo Covid mi ha aiutato e mi ha consegnato il tempo necessario per fare il lavoro.
Ed eccolo qui.