Le canzoni di Francesco Braghini

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Francesco Braghini

Il cantore della brescianità

11 giugno 2023 - Brescia piange Francesco Braghini.
Braghini nasce a Brescia nel 1931, sesto di dodici figli, figlio di Oddone, noto artista teatrale oratoriano; cresce nel popoloso rione di Porta Milano, nel quartiere Mazzucchelli; è operaio alla Breda nel ’48, si diploma maestro nel ‘54 ed inizia ad insegnare nella scuola elementare; laureatosi in pedagogia passa nel 1970 nella scuola media come docente di lettere. “Sono un appassionato di musica popolare, del cielo stellato, della natura e della poesia dialettale “, scrive di sé.

Incide la sua prima musicassetta "Bressa me Bela Cità" nel 1980 e la canzone che dà il titolo alla raccolta diviene presto una sorta di inno cittadino. Incide poi "Bressa Scundida" nel 1985, alla quale seguono "Le Storie del Nono" nel 1992, "Dialèt Mia Morer" nel 1994, "Enturem al Golem" nel 1996. Per i testi delle sue canzoni riceve due volte, nel 1981 e nel 1987, la medaglia d'oro al Premio "Berto Barbarani" di Lazise. Nel 1990 scrive la commedia musicale "'Na Storia Issé" e nel 1993 con Elena Alberti Nulli e Vittorio Soregaroli, dà vita al "Gesù" in dialetto bresciano, rappresentato al Teatro Grande. Francesco Braghini fa anche parte della giuria del "Premio Broletto Città di Brescia". Alcuni suoi scritti sono contenuti nella Nuova Antologia del Dialetto Bresciano.

Io Canto Braghini

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Mi piace e parlo abitualmente il dialetto: conosco le canzoni di Braghini dal 1975 quando, studente universitario in economia e commercio (che aveva la sede in via Mameli: praticamente a cavallo di piazza Loggia, il Broletto, ma anche l' osteria Il Frate e l' osteria Il Bianchi...), frequentavo la socialità scanzonatoria di Brescia.
Ho sempre avuto un pudore referenziale nei confronti di Braghini, ma adesso, passati i settanta, col permesso della famiglia e attento al mio futuro incerto, non voglio negarmi la velleità di affrontare alcuni suoi brani, dai più famosi a quelli meno conosciuti che pubblicherò man mano li registrerò
Ovviamente, come mio solito, non voglio copiare pedissequamente, ma accetto con sorniona autosufficienza la mia capacità di un arrangiamento mooolto personale.
E questo è.





E' il primo brano di Braghini che mi viene da registrare; mi piace la serenità che emana: nonostante la consapevolezza dei tempi che cambiano e ai quali con fatica ci si abitua, poter contare sull' affidabilità delle certezze familiari predispone all'accettazione con nonchalance delle più disparate situazioni.

Ho effettuato una forzatura ritmica rispetto all' originale, ma mi pare che il risultato accontenti l'orecchio. Mi pare che il testo scorra orizzontalmente anzichè verticalmente come nel 2/4.
Potete anche mandare dei commenti nella sezione dei contatti....





E' la storia di un abitante dei Ronchi di Brescia, ingenuotto, abbindolato da una donna scaltra che, fingendosi innamorata e premurosa lo deruba di tutto.
Ho scelto questo brano perchè si prestava bene ad una interpretazione malinconica nonostante il soggetto potesse essere molto risibile.
Pur mantenendo l'impalcatura armonica originaria mi sono sbizzarrito aggiungendo le parti di solo mandolinistico che non inficiano il contesto del racconto ma (secondo me) amplificano l'aspettativa dello stesso.
Insomma, non me ne voglia l'autore, ma il rischio di una reinterpretazione è anche questo. Spero vi piaccia.





Terzo brano...devo dire che lavorare sui brani di Braghini mi sta coinvolgendo molto, tant' è che la produzione risulta più proficua del previsto.
Trascrivo pedissequamente la presentazione che lo stesso Braghini fa della canzone.
Leonardo Urbinati scrisse il testo di questa canzone:interessante gioco di parole. Mi piacque subito per il significato di alcuni termini dialettali: pucià (spingere) è di origine celtica, non esiste in italiano "puciare", così come "stop" e "stopài" (turacciolo) che nel mantovano si dice "cocài".
Ricordate il frate "Merlin Cocài" il Teofilo Folengo che nel suo latino maccheronico dava stoppate a tutti?...
C'è poi il detto " 'ndà de Ana", che in dialetto significa andare a finir male, come è successo a Gesù che prima di essere condannato venne mandato dal sacerdote Hanna.





Questa canzone nasce dalla storia raccontata e teatrata nella commedia " 'na stòria issé" scritta da Braghini nel 1989 e tratta, a sua volta, dal libro "Barby" di Elio Barucco.
Un brano tremendo cui ho voluto dare sostegno con un ritmo incalzante e senza interruzioni per rimanere senza fiato...





La scelta di questo brano nasce dal ricordo. E' il racconto della festa (non disgiunta dalla fatica del duro lavoro) per il raccolto e la trasformazione della materia che sarà sostentamento della famiglia o della comunità. In questo caso la vendemmia. Ma sono molte le situazioni simili che mi sovvengono: la raccolta del granoturco che si puliva a turno (scarfoà) in gruppo presso le famiglie parentali o semplicemente vicinali, la macellazione del maiale per avere gli insaccati da consumare (soprattutto) nel periodo invernale. Era comune il racconto di storie, il canto, la condivisione di aspettative...ah...bèi tempi!





Confermo il mio massimo piacere nel lavorare su questi brani.
Anche questa canzone mi ha davvero divertito. Devo sottolineare che la scelta ritmica e di arrangiamento mi nascono sorprendentemente naturali, e il merito è il modo di scrivere di Braghini che scrive canzoni come se stesse eleborando una commedia teatrale, con i tempi e modi derivanti. Tal che, leggendo il testo e la notazione musicale si intravvede il suo pensiero che voglio rispettare in toto (anche se alcune rielaborazioni armoniche e di struttura del brano lo modificano nella forma)
Insomma: io me la sto' godendo. Spero anche voi!

Libro musicale

Rispondo alla mail di Mariangela

Rispondo con piacere alla mail di mariangela che mi chiede come conosca così tante canzoni di Braghini.
Conosco anch' io solo alcune (parecchie per la verità) canzoni di Braghini che ho imparato e cantato quando vivevo a Brescia nel periodo scolastico. Ma per fortuna è stato pubblicato il libro che riporto in immagine che ci mette a disposizione notizie, testi musica e traduzioni di tutte le sue canzoni. Il libro è edito dalla Fondazione Civiltà Bresciana e stampato dalle Grafiche Tagliani di Calcinato nel 2013.





Questa canzone mi appartiene di diritto: in effetti la mia situazione anagrafica e familiare mi inquadra perfettamente nei versi di Braghini.
Così, anche stavolta, non ho faticato a trovare gli intrecci ritmici e armonici per impossessarmene.
Una cosa mi è saltata all'occhio: la durata dei brani. Molti dei brani superano i quattro minuti, ma non solo: alcuni li doppiano. E' però normale per uno come Braghini che non scrive per canzoni, ma per il teatro. Se poi mi ci metto anch'io con le intro e i soli...
Essere sintetici è bene, ma quando si hanno tante cose da dire e con dovizia di particolari, il solco ristretto dell' alveo della canzonetta non è più sufficiente.
Questo lavoro non ha alcuna finalità se non quella di rendere omaggio a Braghini e a me di riversare su un quaderno musicale gli appunti della mia vita musicale. Non vedo perchè sacrificare tutto questo alla veemenza della tempistica commerciale.
Lo facciano i 'rèper' che conoscono "quàter paròle èn crùs" e un'unica situazione da riferire, che ci stanno comodi....





Questo autunnale è per me un periodo di impegno musicale per diverse opportunità sociali, ma riesco comunque a ritagliarmi del tempo. Così ho realizzato questo arrangiamento. Come già detto mi diverte moltissimo lavorare sui brani di Braghini e anche questo non mi ha lesinato soddisfazioni. Spero piaccia anche a te che lo ascolti.
Il tema è leggero e ho voluto rispettarlo con un ritmo scanzonato. Non mi è stato difficile, anzi...





Il senso di comunità si evidenzia dalle attenzioni che la gente pone alle cose che la circondano. Così denotare la persistenza di una goccia diventa sinonimo di appartenenza.
Può meravigliare che succeda in una città industrializzata come Brescia, ma questo alimenta la considerazione della brescianità.
Ricordo benissimo quando mio figlio (che abitava in affitto a Mompiano) si è dovuto trasferire per questioni lavorative: molti del vicinato si sono preoccupati di poterlo salutare. Io che vengo da Ponte Caffaro (che non è proprio una città...) mi sono molto meravigliato di questa familiarità che pensavo persa e sepolta sotto la cenere dell' economia e della laboriosità.
Non potevo non lavorare a questo brano che è il vessillo di questa identità